giovedì 14 maggio 2020



RIFLESSIONI SULL’ULTIMO UOMO RIDOTTO A UN CODICE A BARRE

di Mauro Pasquinelli




GENESI E FINALITA’ DELLA PANDEMIA

Non e’ scopo di questa riflessione stabilire se la pandemia sia stata artificialmente creata dai nuovi padroni del mondo, o emerga spontaneamente dal caos della devastazione criminale della natura. Sia come sia l’imputato numero uno e’ il capitalismo, vuoi nella forma neo-liberista occidentale, vuoi in quella statalista cinese. Sia come sia la Pandemia e’ la nuova tecnica “miracolosa” per far si che il servo interiorizzi i comandi del Signore.


Se anche fosse, ma nessuno puo’ dirlo con certezza, che il virus sia stato modificato in un settore del laboratorio OMS di stanza a Wuhan, controllato da Inglesi e Americani, resta il fatto che la Cina e’ reticente e quindi complice, correa nel crimine.

La complicita’ tra neoliberisti e statalisti si realizza ugualmente se ipotizziamo, che la pandemia sia una falsa pandemia, utile ad entrambi i capitalismi per perfezionare e collaudare nuovi dispositivi di disciplinamento sociale. Ma lo e’ anche se ipotizziamo, al contrario, che il virus sia realmente presente, devastante ed espressione, come affermano i piu’ attenti ecologisti, del Global Warming, della deforestazione che restringe gli spazi di molti animali portatori del virus, e che annulla il naturale distanziamento tra loro e l’uomo.

In ogni caso e detto in termini marxiani, la pandemia pone sul banco degli imputati tout court il modo di produzione capitalistico, cioe’ un modello economico e sociale predatorio ed invasivo, nemico della salute pubblica, giunto per auto-combustione alla sua fase terminale e suicidaria.

Ci sono due laboratori dove si puo’ analizzare la pandemia, quello medico e quello politico sociale. Non essendo virologo posso solo inoltrarmi nel secondo campo.

Recita un vecchio adagio : “la strada verso l’inferno e’ lastricata di buone intenzioni”. Tradotto oggi vuol dire: ci vogliono far credere che stanno pensando alla nostra salute e sicurezza, ma in realta’ stanno solo testando nuovi dispositivi biopolitici di dominio, nuove forme orwelliane di controllo e assoggettamento totale dell’uomo. Un benthamiano Panocticon dei tempi moderni.

Fanno morire di fame sei milioni di bambini l’anno, che potrebbero essere salvati a basso costo con un vaccino che si chiama cibo, solo rinunciando allo 0,00000001 dei loro oceanici introiti truffaldini, e pensate che geni del Business come Bill Gates tutelino la nostra salute? Sarebbe ridicolo solo pensarlo! Purtroppo milioni se non miliardi di umani ci credono, e il loro crederci e’ una forma di collaborazionismo. Non ci potrebbero essere 1000 psicopatici supermiliardari al vertice della governance mondiale, senza miliardi di collaborazionisti, piu’ o meno consapevoli, piu’ o meno volontari, piu’ o meno passivi.

Viviamo dentro il romanzo piu’ distopico mai scritto. Le elite dominanti, i nuovi padroni universali sanno bene che il loro sistema e’ al collasso economico, politico, finanziario, ecologico, etico e culturale. Sanno bene che esso non e’ piu promessa di un futuro migliore per miliardi di uomini, e si e’ convertito in una minaccia per le stesse basi ecologiche dell’esistenza umana. Cosi si affrettano a compiere esperimenti socio-orwelliani per ridurre le popolazioni, saccheggiare diritti, prevenire rivoluzioni, distanziare i corpi, chipparli, controllarli, sottoporli a prove di obbedienza totale , non con dittature militari sconvenienti come nel secolo scorso, ma sotto la sferza di pandemie. La storia ci dira’ se artificialmente create o meno.

L’olio di ricino ha ceduto il passo nel dopoguerra alla societa’ dello spettacolo, di cui Debord ci offri’ un magistrale ritratto. Oggi essa giunge al suo culmine vertiginoso, la pandemia spettacolarizzata. Il piano diabolico sembra funzionare. Il tempo ci dira’ fino a che punto. Ma intanto non puo’ sfuggire, anche al piu’ disattento osservatore, un fatto di inquietante portata storica: milioni di persone che alla fine del 2019, in Cile, Ecuador, Francia, Colombia etc insorgevano contro il neo-liberismo ed occupavano le piazze delle loro capitali, sono rifluiti nelle proprie case, senza colpo ferire. Hanno temuto piu’ il virus che la repressione, il carcere e la tortura.

Abbiamo assistito ad eventi ben programmati che neanche la fantasia dei piu’ celebri autori di romanzi distopici poteva immaginare: Tg trasformati in bollettini di guerra, panico alimentato e diffuso a reti unificate, numeri dei morti gonfiati ad arte, file di bare esibite a monito, quarantene, distanziamento dei corpi, mascherine, psicopolizia, microchip, delazioni, vigili urbani trasformati in SS, funerali proibiti, cadaveri bruciati senza permesso dei famigliari. Se quattro mesi fa qualcuno avesse predetto tali eventi, sarebbe stato preso per pazzo. Ma cio’ che e’ follia tra gli umani puo’ diventare normalita’. A tutto si abitua, questo strano bipede che e’ l’homo sapiens.

Una cosa e’ certa. Le misure prese dai governi per contrastare il contagio ci danno la dimensione perfetta, sul piano simbolico, del posto riservato all’ ultimo uomo nel capitalismo assoluto: una pura e semplice unita’ statistica, un simulacro biopolitico, un soggetto irrelato, distanziato, de-identificato che ha la sola funzione di assistere passivo allo spettacolo macabro ed avvilente del nuovo leviatano. Uno zomby che si aggira tra lunghe file, paziente, remissivo e muto, per comprare merci e pagare bollette. Un paria che diffida del suo simile. Il capitalismo della Pandemia, si rivela nella sua vera essenza o nuda vita. Appare senza fronzoli e mediazioni come sistema che fa del soggetto una suo surrogato, dell’uomo un passivo e solitario consumatore di immagini e bufale televisive. Siamo giunti all’apoteosi dell’uomo neoliberale, dell’individuo assoluto, solo, in competizione con tutti, diffidente, spaventato, barricato nel suo bozzolo egoico.



PRIMO ATTO DELLA TRAGICOMMEDIA: LA MASCHERINA


Decriptiamo la quarantena sul piano simbolico. Operiamo una traduzione linguistica della nuova antropologia nera nella quale ci hanno precipitati e alla quale vogliono assuefarci. Partiamo dalla mascherina, vero oggetto di culto del nuovo catechismo spettrale. Serve? Non serve? I pareri scientifici sono discordanti. Ma il popolino non sa nulla di scienza. Ascolta e obbedisce al verbo del sacerdote televisivo. Siamo giunti in pochi giorni di propaganda ossessiva al punto che chi non la indossava veniva osservato dal proprio simile come pazzo, come untore, come reprobo. Indossarla era un obbligo sociale, come il Burqa in Afghanistan. Si vedevano persino coppie mascherate mentre giravano in macchina. Ma cosa simboleggia la mascherina sul versante dei nuovi rapporti sociali? Qual’e’ il suo messaggio subliminale? L’uomo in mascherina e’ l’uomo qualunque, perfettamente de-identificato, l’uomo senza volto, e’ il soggetto indistinto, quindi puro oggetto spettrale, metafora perfetta del bancomat-consumatore, dell’uomo ridotto alla pura dimensione di merce, di valore di scambio. Se il denaro senza volto, perfettamente numerario, e’ il nuovo Dio come volete che il suo discepolo ne abbia uno? Come potete pensare che l’individuo sia soggetto libero, esclusivo e irripetibile nel suo genere, quando adora un Dio indifferenziato? Ma c’e’ un ulteriore risvolto antropologico della mascherina: la difficolta’ a riconoscersi, il guardarsi da lontano cupo e di traverso che io ho notato tra i passanti, o tra le persone in fila al supermercato. Quindi non solo de-identificazione ma anche diffidenza. Non vi sembra questo il binomio perfetto di rapporti sociali in cui la comunita’ e’ dissolta e la competizione e’ celebrata come dogma costituente?


SECONDO ATTO: IL DISTANZIAMENTO SOCIALE

Passiamo al secondo atto del tragicomico lockdown, il distanziamento sociale e il suo corollario, il divieto di assembramento. Chiediamoci: se la mascherina e’ sufficiente ad evitare il contagio, perche’ imporre anche il distanziamento? Delle due l’una o la mascherina non serve a niente o il distanziamento e’ un rituale che serve ad altri scopi. Io penso che siano verosimili entrambe le ipotesi. Il distanziamento e’ la vera cifra della quarantena, e’ l’essenza dei nuovi rapporti a cui puntano i padroni universali per consolidare le catene della sussunzione e dell’obbedienza. Corpi distanziati sono corpi che non stabiliscono relazioni, e senza relazioni fisiche tra i sudditi, addio a rivolte, tumulti e rivoluzioni. Il potere canta vittoria, gongola gia’ prima della battaglia evitata. Uomini soli, diffidenti e distanziati (e sempre indebitati) uomini senza qualita’ per dirla con Musil, che si presentano come zomby alle urne ogni cinque anni per stabilire chi li comanda. E’ forse questo l’ultimo miraggio allucinato e distopico delle Elite’?


TERZO ATTO: LA PSICOPOLIZIA

Qui George Orwell e Aldous Huxley andrebbero a nozze e erigerebbero nuovi monumenti letterari alla distopia. Il nemico invisibile una volta evocato ha scatenato il tutti contro tutti. Il ministero neo-goebbelsiano della propaganda e della verita’, ha avuto autostrade spianate, e poche ore sono state sufficienti, per afferrare tutti nella spirale guerrafondaia dell’amico nemico, anzi del nemico-nemico. E’ bastato il terrore di un virus trasmesso a reti unificate su scala mondiale non solo per creare frontiere tra un pianerottolo e l’altro, per rendere l’uomo straniero dell’altro uomo, ma anche per farlo delatore del vicino, dell’altro da se’. Visi diffidenti, sguardi obliqui, inquilini dello stesso condominio tramutati in delatori e poliziotti, ecco l’osceno ritratto del capitalismo assoluto nella sua fase pandemica terminale. Ecco l’uomo trasformato in psicopatico, in ombra di se stesso, sotto i colpi della propaganda e della paura. Ho visto cose che gli umani non potevano immaginare neanche sotto le peggiori dittature: vigili urbani frugare nelle buste della spesa e multare vecchiette che avevano acquistato cose “non necessarie”. Ho visto forze dell’ordine, spalleggiate da medici compiacenti, e con l’autorizzazione del Sindaco, sedare in mezzo alla strada un uomo che stava esprimendo con il megafono il suo disaccordo contro le chiusure, per quella che considerava una finta Pandemia. Avvalendosi per di piu’ del TSO (trattamento sanitario obbligatorio).


QUARTO ATTO: L’OBBEDIENZA ASSOLUTA

E’ bastato instillare quote sempre crescenti di panico, gonfiare le cifre dei morti, mostrare camion militari trasportare anonime bare, per abbattere le residue resistenze ed ottenere dall’ultimo uomo l’obbedienza assoluta e volontaria, l’autoreclusione desiderata e richiesta. Persino festeggiata con tanto di balli sui balconi, accendini accesi e striscioni “andra’ tutto bene” orgogliosamente sventolati. Non bastava essere cretini, bisognava anche esibirlo, bisognava anche plaudire con sorrisini di approvazione al carceriere. Non bastavano le catene del pre-pandemia, bisognava chiedere di stringerle piu’ forte. Nessuno si e’ accorto di aver perso lo stato di diritto. Nessuno ha avuto il coraggio di batter ciglio difronte alla costituzione violata e violentata. Il pensiero ritorna ai decenni bui del Novecento quando folle di umani, solo un anno prima pacifiche solidali ed internazionaliste, si tramutarono improvvisamente in orde inferocite, accecate dall’odio verso il nemico di turno. L’analogia corre anche sul lato sinistro della “sinistra”. Se nel 1914 essa voto’ i crediti di guerra seppellendo il sogno dell’internazionale, oggi essa rivendica il prolungamento dello stato di eccezione e del lockdown. Solo quattro mesi fa non era essa l’alfiere dei porti aperti e di un mondo senza frontiere? Ossimori, paradossi ed ironie della imprevedibile storia umana.


QUINTO ATTO: SOSPENSIONE DELLA RAGIONE

Per ottenere l’obbedienza assoluta il potere deve fare affidamento su una dinamica tipica delle folle nelle fasi emergenziali: la sospensione della ragione, la disattivazione dell’incredulita’, il sonno della consapevolezza. Per sentirsi parte di un branco in pericolo di morte, e parte di una narrazione che lo vuole responsabile e protettivo verso i propri cari, l’homo sapiens attiva questa sospensione che finisce per spingerlo a dar credito anche alle bufale piu’ inverosimili, se propalate dal salvatore di turno. Accade quello che e’ tipico nel bambino quando ascolta una fiaba di vittime e carnefici, di orchi e streghe, o quando si osserva un film dalla trama horror e diabolica. Si finisce per crederci, per sospendere il giudizio critico, per essere parte della narrazione in atto, altrimenti si interromperebbe ogni ascolto e visione.


SESTO ATTO: IL CONTROLLO UNIVERSALE

Qui arriviamo alla quadratura del cerchio. Allo scopo ultimo di chi ha messo in moto questa infernale macchina orwelliana della Pandemia, da un punto all’altro del globo, dalla Cina agli Stati Uniti: chippare ogni individuo dalla nascita, come i cani, per controllarne e tracciarne ogni movimento, finanche ogni desiderio, passione e comportamento. Non tutti lo sanno ma il Bangladesh e’ il primo Stato al mondo che si e’ offerto come cavia per sperimentare il chippamento dalla nascita di tutti i suoi abitanti, come prescritto dalla OMS. Il chippamento, preludio al nuovo regno spettrale del transumano, servira’ non solo a tracciare e controllare i sudditi ma anche ad attribuirne un credito sociale, immediatamente scannerizzabile. Vogliono traccare ogni singolo comportamento dandogli un voto, in modo da imporre lo stile di vita voluto dai padroni del mondo. Quanto piu’ sarai conforme alle regole del potere tanto piu’ credito avrai. Quanto piu’ credito avrai tanto piu’ possibilita’ di lavoro e di sopravvivenza ti sara’ concessa. Passi al semaforo con il rosso o non paghi la rata del mutuo? Meno punti. Fai la spia alla polizia e fai arrestare un piccolo criminale: piu’ punti. Nel sistema della mercificazione universale, la merce uomo non sara’ valutata solo per la prestazione della sua forza-lavoro, ma anche per la sua affidabilita’ psicopolitica, immediatamente registrabile….Parafrasando Marx possiamo scrivere: uno spettro si aggira per il mondo: non e’ il comunismo ma il transumano.


SETTIMO ED ULTIMO ATTO: LA TECNOSCIENZA COME NUOVA RELIGIONE.

A chi dobbiamo l’obbedienza assoluta? A governi che, nello stato di eccezione diventato status normale e permanente, hanno abdicato le proprie prerogative ad equipe di “scienziati”, sul libro paga dei padroni universali. La medicina e’ la nuova teologia, i virologi sono i suoi sacerdoti, la terapia il nuovo culto sacro. Essi non ci dicono che la malattia va curata con una attenta prevenzione, con uno stile di vita sano ed equilibrato, impossibile in un sistema centrato sul profitto. Sarebbe eretico e dissacrante. Essi, come i preti di un tempo che ci invitavano solo a pregare, si occupano solo di terapie. La terapia e’ il nuovo vangelo. Il virus il nuovo demone da combattere seguendo tutti i precetti del clero scientocratico. Chi diffonde notizie alternative e’ l’eretico da imbavagliare (un tempo si usavano i roghi). Vedremo sempre piu’ filosofi e scienziati non allineati essere silenziati dai religiosi. Vedremo sempre di piu’ super bufalari istituire sante inquisizioni contro le “fake news” di scienziati alternativi. Questo e’ il futuro che ci aspetta!


CONCLUSIONI

La quarantena che ci hanno imposto e’ un assaggio, un antipasto, una prefigurazione dell’uomo del futuro a cui i padroni universali stanno maniacalmente lavorando. Un uomo che possiamo sintetizzare con due parole: codice a barre. Un individuo assoluto, numerario, totalmente irrelato, de-identificato e de-socializzato, la cui unica funzione sta nell’essere rinchiuso in casa a simulare la vita, magari ad organizzare meeting o feste seduto in pantofole, ad affogare la sua frustrazione facendo acquisti compulsivi on-line, a intessere “amicizie” che non vede e non conosce. Un onanista del piacere prestazionale dedito ossessivamente alla tastiera, la cui vita sara’ racchiusa in un telefonino, nel divorare immagini, videogiochi, cinema trash, pornografia. Sta gia’ dilagando in Occidente lo stile di vita acquisito in Giappone che va sotto l’appellativo di Hikikomori: migliaia di giovani che non lasciano la propria stanza da anni e vivono solo attraverso il Web.

La massima aspirazione dell’ultimo uomo ridotto ad una password, sara’ possedere una autovettura, magari senza pilota, da cui potra’ impartire ordini alla cucina, impostare la temperatura del forno, aprire il frigorifero, o attivare la cucina ad induzione. Il reale alienato del capitalismo industriale cede il passo all’osceno surreale del capitalismo assoluto e virtuale.

Umani svegliatevi, uscite dalla caverna, prima che sia troppo tardi. La campana dell’ uomo cyborg, e’ gia’ suonata nel lockdown planetario. Saremo tutti chippati, tracciati, sorvegliati, spiati persino nelle intenzioni e nei desideri. Vivremo tutti nel volgere di venti anni, nella Matrix universale, dove sentirsi umani sara’ solo un vecchio ricordo, affogato nell’incubo dei sopravviventi. Chi fara’ rivolte? Chi fara’ rivoluzioni tra gli umani ridotti a codici a barre? Dove troveremo la spinta alla costruzione di una comunita’ di liberi quando ci troveremo circondati ovunque da transumani, stranieri l’un dell’altro, diffidenti verso se stessi e verso tutti, esseri egoici, con lo sguardo fisso sul proprio cellulare, sulla propria effimera prestazione onanista e virtuale? Quale solidarieta’ potremo intessere tra umanoidi de-socializzati?


Trevi 13 Maggio 2020




10 commenti:

  1. Mauro, con questo tuo articolo cogli e spieghi molto bene ciò e in cosa si è trasformato ed è divenuto il moderno uomo occidentale in conseguenza di aver sposato e fatto propri i concetti della libertà e democrazia liberal-capitalista. Un essere asociale, individualista, egoista e razzista, schiavo e succube del consumismo, dei propri privilegi e convenienze, pronto e disposto a sacrificare e a rinunciare sia alla propria libertà che alla propria morale pur di mantenerli e ottenerli ma, nel contempo, sbagliando clamorosamente e ingenuamente, evidenzi e metti in luce il fatto che ti ostini a muoverti dentro e lungo il sentiero percorso dai “veri” orfani politici ed ideali di quella che fu la “grande stagione” rivoluzionaria del secolo breve, che portò e permise la prima rivoluzione socialista in Russia e di tutte le altre realizzate, fino al tracollo e alla sua estinzione che venne letta e rappresentò per loro la fine e la morte di quella grande “utopia” che li condusse e li porto a ritenere, credere e convincersi che i “vincitori” erano troppo forti, potenti e preparati per poterli apertamente affrontare e sconfiggere e che si doveva e poteva tentare di farlo solo e soltanto nascondendosi, mimetizzandosi e prendendoli alle spalle, ritenendo interpretando e leggendo tutto ciò che accade, sempre e comunque come una scelta, volontà o complotto ordito, voluto e messo in essere da loro. Così anche la pandemia sanitaria che stiamo subendo viene vissuta, analizzata e letta con “questi occhiali deformanti” che ti fanno sempre scovare e trovare tutto ciò e tutto quanto sostanzia o possa sostanziare e avvalorare questa tesi e visione. Ma come non vedere e non prendere atto che in occidente, in merito al corona virus, i più accaniti nemici” del lockdown e del distanziamento sociale sono gli Stati liberal-capitalisti più potenti, USA, UK, Germania in quanto essi sanno che il liberal-capitalismo, per sopravvivere, vivere e prosperare può togliere tutto al popolo ma deve garantire sempre e sempre più la libera circolazione anche delle persone (se hanno i mezzi) ma soprattutto l’assembramento e la promiscuità per consumare sempre di più anche quando o se non te lo puoi permettere. Alla plebe romana potevi togliergli tutto tranne “i giochi gladiatori”. Questa pandemia sanitaria, come tutte le tragedie (naturali o provocate), porta sempre con se due opzioni: una progressista e una reazionari. Quella vincente risulterà e dipenderà dalla capacità e dall’intelligenza degli attori in campo. La prima guerra mondiale è la dimostrazione plastica che è proprio da una violenta e repentina rottura dello stato di cose presenti che si aprono o si possono determinare delle reali prospettive e opportunità per un vero cambiamento rivoluzionario di paradigma. Difatti, grazie e in conseguenza della tragedia della guerra, il compagno Lenin poté fare la Rivoluzione di Ottobre e il fascismo e il nazismo poterono prendere il potere.
    ………. “vi è una grande confusione sotto il cielo, mai momento è stato così favorevole”; per un rivoluzionario che non vuole continuare a piangersi addosso lamentandosi della cattiveria del nemico
    Luigi

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  2. Caro Luigi le tue risposte a volte mi lasciano allibito. Scrivi come se tu fossi a capo del piu' grande partito comunista dell'Occidente, in procinto di dare l'assalto finale al capitalismo, oramai tremebondo e sulla via del trapasso. Invece siamo qui io e te, nella nostra isola a scrivere senza poter incidere minimamente sul corso della storia. E come noi due tanti altri, chiusi nella loro stanza virtuale che commentano, giudicano, fanno a gara a chi ce l'ha piu' lungo, a chi e' piu' erede di questo o quel comunista, a chi ha le analisi del sangue piu' perfette. Sinceramente di questo gioco al massacro, di questa gara ipnotica ne posso fare a meno.
    Comincio dall'ultima tua frase in riferimento ai "rivoluzionari che si piangono addosso lamentandosi della cattiveria del nemico". Che forse Marx e Lenin non hanno scritto tutta la vita lamentando e denunciando la cattiveria, l'egoismo l'ignobilta' del nemico? Il 90% dei loro scritti, e non puoi negarlo, e' un mantra continuo sulla bassezza e la crudelta' del nemico e sulle leggi sociali che sottostanno a tale perfidia. Non si tratta di piangersi addosso si tratta di fare controinformazione e denuncia, sempre ovunque c'e' una mano che opprime il nostro simile. Purtroppo di Che Guevara che mettono in pericolo la propria vita per una causa in Italia non ne ho visto ancora nessuno ((neanche te e me) e anche questo e' un tema da analizzare, caro Luigi. Perche' alla battaglia ci si va dopo aver conosciuto il nemico e il terreno. Oggi ci sono milioni di italiani che pensano che il lockdown va prolungato e che il governo sta sottovalutando la Pandemia. Ci sono soggetti che decidono di non andare dai propri famigliari per paura del contagio. Con chi vuoi dare l'assalto al cielo se mancano le soggettivita', se prima non facciamo un gigantesco lavoro di pulizia interiore, se non si riesce piu' neanche ad organizzare una cena tra amici, tanto e' virtuale la vita di tutti?
    Quanto al fatto che i nemici del lockdown siano i liberisti ti sbagli di Grosso (e qui fai capire che tu sei favorevole al lockdown xke' magari lo interpreti come antiliberista). L'Europa del Lockdown non e' liberista? Il governo italiano non e' liberista? La pandemia non e' un meteorite caduto dal cielo. E' stata lungamente preparata proprio dal deep state mondiale (i Bill Gates e soci per intenderci) che e' tutto tranne anti-liberista.
    A volte leggendo i tuoi scritti sembra che tu sottovaluti la potenza di questo sistema e di converso esalti la capacita' e la possibilita' di un piccolo nucleo di avanguardia di rovesciare il sistema. La tua e' solo una allucinazione, o un film che vedi solo tu! Fino a quando non si muovono masse di milioni di uomini la tua e' solo una vox clamantis in deserto. Si purtroppo oggi il nemico e' potentissimo e noi siamo solo due entita' insignificanti che possiamo solo fare denuncia in attesa che i tempi cambino, che le masse si sveglino dal torpore, che escano dalla realta' immaginaria, inventata virtuale che gli ha creato il padrone universale per meglio soggiogarle.
    Tu scrivi, rammentando Mao che "la confusione sotto al cielo e' tanta, mai momento e' stato cosi favorevole". Questa frase che poteva andar bene nel 1949 in Cina, o nel 1917 in Russia, oggi in Occidente e' semplicemente stupida. La confusione nei cervelli dei subalterni e' cosi tanta oggi, che mai momento storico fu piu' difficile per i rivoluzionari. Questa e' la realta'. Chi oggi paventa scenari rivoluzionari idilliaci per i comunisti e' fuori dalla realta' e destinato a sbattere il muso contro un muro. Ma la storia e' il giudice e puo' darsi che essa tra qualche decennio mi smentira'. Ma solo tra qualche decennio, quando forse ne' io ne' te saremo di questo mondo!

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  3. Caro Mauro, anche tu, come tutti quelli che non credono o non sperano più nella possibilità che “l’intelligenza” dell’uomo comune abbia la forza e la capacità di prendere in mano il proprio destino, usi e utilizzi (strumentalmente), per sostenere e avvalorare la tua visione politico-ideale, quello che avrebbero detto i “grandi” personaggi del passato come Marx e Lenin. Ammesso e non concesso, come scrivi, che questi grandi nel 90% dei loro scritti abbiano sempre lamentato e denunciato la cattiveria, l’egoismo e l’ignobilità del nemico, colpevolmente dimentichi che essi hanno sempre contestualmente proposto e posto in essere e in campo una visione e una prospettiva alternativa possibile, realizzabile e fattibile per sconfiggerlo e abbatterlo e questo anche quando erano e rappresentavano una minoranza di una minoranza di popolo, aldilà e al di fuori del consenso che potevano avere e riscuotere le loro idee. Denunciare e credere che vi sia “una mano oscura” (non più il liberal-capitalismo) che opprime, come dici tu, il nostro simile, è la prova provata della confusione e insipienza politica che ha colpito e ammorbato la sinistra madonnara patriottica sovranista, alla quale pare tu ti sia iscritto e conformato, contro la quale, chi crede ancora (prendo atto che tu non più) nell’ottimismo della volontà, non vuole e non può sottostarsi e conformarsi rinunciando e abdicando al compito-dovere di opporsi e combattere contro questa visione e atteggiamento politico culturale che si affida ad una fideistica “attesa che i tempi cambino, che le masse si sveglino dal torpore e che escano dalla realtà immaginaria, virtuale che gli ha creato il potere universale per meglio soggiogarle” non ritenendo che fino ad allora il suo compito è e sia relegato soltanto a quello di “Cassandra” che denuncia quanto brutto, violento e ingiusto sia questo nostro tempo. Vedi caro Mauro, preferisco rischiare di essere o passare (come tu affermi) per uno stupido utopista allucinato che diventare o trasformarmi in un intelligente, pragmatico realista che accetta e si dispone, in modo più o meno consapevole, a nuotare e a sguazzare in questo mare di merda liberal-capitalista in messianica attesa che da questo stato di cose nasca, come una fenice, dalle ceneri del social comunismo, una nuova agnostica e spontanea esigenza e volontà popolare di liberazione.
    P.S. se le mie “risposte” per te sono una ipnotica gara a chi ce l’ha più lungo o le analisi del sangue migliori di comunista, ti consiglio di fare come ha fatto Sollevazione: non pubblicarmi e non rispondermi più; nel contempo comunque, io continuerò a leggere e a ponderare con interesse e rispetto quanto scrivi o mi rimbrotti.
    Luigi

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  5. Vedi Luigi io sono per il confronto anche serrato basta che ci si rispetti e non si usi lo sgambetto. Non e' il tuo caso ovviamente. Pero' non e' la prima volta che ti sento affermare che tu sei l'ottimista e io il pessimista. Sgombriamo il terreno da ogni equivoco. Il pessimista e' un ottimista informato. Un ottimista che cerca di evitare di sbattere ogni volta i denti contro un muro che si fa finta di non vedere. Eppure nella nostra vita contro quanti muri abbiamo sbattuto la testa? Tanti. Quanti ne abbiamo superati? Nessuno. Il primo muro con cui oggi dobbiamo fare i conti e' analitico prima che pratico. Quale idea di socialismo per superare il neoliberismo? Quali forze sociali, quali soggettivita' possono mettere in atto una proposta rivoluzionaria? La classe operaia industriale? Gli impiegati? Il popolo in senso astratto? Gli immigrati? Il tuo discorso armiamoci a partiamo senza fare i conti ne' con la forza del nemico, ne' con la nostra debolezza, ne' con una idea chiara del programma e delle forze sociali che lo dovrebbero incarnare e' solo una speranza, che e' del tutto legittima. La speranza ce l'ho anche io ma chi vive di sola speranza, come ben sai finisce disperato. E disperati sono finiti tutti gli ex sessantottini o ex settantasettini che hanno sbattuto il muso contro l'evidenza storica di una classe operaia imborghesita, che era lungi dall'essere quella che loro immaginavano, leggendo i manuali di Marx e Lenin.
    Passiamo al discorso dei complotti. I complottisti non sono quelli che denunciano i complotti ma quelli che li fanno. Sottovalutare gli intrighi, le manovre, le oscurita' della classe dominante e' un pessimo viatico per chi vuole rovesciare il sistema. E' come sottovalutare i piani del nemico in una guerra. Non ti ho visto spendere una parola su questa pandemia inventata, e questo mi fa pensare che tu la ritieni essere un processo naturale, cadendo nella trappola ideologica e nella falsa coscienza che ci vogliono imporre i dominanti. Non parliamo della battaglia per l'uscita dall'Euro che tu ritieni essere del tutto secondaria. Oggi c'e' bisogno di riscrivere un nuovo manifesto comunista, il manifesto numero due, e proclami del tutto generici contro il neoliberalismo, come il tuo, che non tengono conto di un bilancio complessivo del comunismo storico, della nuova composizione di classe, delle nuove forme del dominio capitalistico, non ci fanno fare un passo avanti e sono solo rappresentazione di buone intenzioni. Un catechismo dei comunisti, valido per tutte le stagioni.
    Mauro

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  6. Vedi caro Mauro, quando non si vuol fare qualcosa, vi è sempre o si trova sempre un buon motivo per non farla così come vi è e lo si trova sempre quando la si vuol fare. A me pare, anzi, sono certo, che la “ragione sociale” della sinistra madonnara sovranista populista patriottica (cui credo tu appartenga) che la anima sia quella di cercare e trovare sempre e comunque delle buone ragioni per distaccarsi e disconnettersi da qualsiasi possibile ipotesi e/o tentativo di capovolgimento rivoluzionario del sistema politico-economico-sociale in senso comunista in cui opera e agisce. E per questo, e per giustificare questa sua deriva social-liberal-keynesiana, essa è sempre alla ricerca di motivazioni problematiche, difficoltà che diano o possono dare credito e valore alla loro conversione a questa dottrina. E come fanno i “padroni” nei riguardi di chiunque si oppone a loro (e la pandemia è la riprova più esplicita di ciò) viene additato al pubblico lubidrio e bollato come pericoloso e dannoso cialtrone, incompetente e ignorante, nemico del popolo, della libertà e del benessere, anche essa usa e utilizza la tattica della denigrazione e delegittimazione del “nemico” e del non supporter, descrivendolo e rappresentandolo, a secondo delle convenienze politiche, o come un sognatore ad occhi aperti fuori dalla realtà, non capace ed in grado di comprendere le difficoltà o le idiosincrasie del mondo moderno che come un toro infuriato è pronto e disposto, senza preoccuparsene, a rompersi la testa contro il muro del capitalismo o come un impreparato sempliciotto, quando non un venduto o un servo, a cui poter far credere di tutto e di più fino ad imporgli una falsa coscienza o, peggio del peggio, un massimalista, narcisista, individualista, stalinista (come se stalinista fosse un’offesa), più nemico dei padroni stessi. Quindi, avendo ben compreso che anche tu oramai stai trovando e aggrappandoti a tutte le “buone scuse” che ti possono consentire e permettere di sostenere e sostanziare la tua abiura del comunismo travestita e camuffata dall’esigenza di un nuovo comunismo “oggi c’è bisogno di riscrivere un nuovo manifesto comunista: il manifesto numero due” e non interessandomi affatto etichettarti in e con nessun modo o termine, voglio dirti e ribadire, con simpatia ed affetto, che se i miei proclami generici contro il neo liberalismo che non tengono conto di un bilancio complessivo del comunismo storico, della nuova composizione di classe, delle nuove forme del dominio capitalistico non ci fanno fare un passo avanti e sono solo rappresentazione di buone intenzioni, un catechismo dei comunisti, valido per tutte le stagioni, le tue visioni, prospettive e ricette politico-economico-sociali non solo non ci possono far fare nessun passo avanti ma, anzi, ci condannano e ci precipitano (se disgraziatamente vincenti) nel più profondo, tragico e devastante abisso dentro un inferno social-capitalista, espressione e figlio di un bieco e viscerale ateismo comunista, questo si valido per tutte le stagioni, ma dei padroni.
    E’ sempre meglio restare da soli piuttosto che per opportunismo, convenienza o necessità male accompagnarsi
    Luigi

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  7. Luigi

    cerchiamo di far chiarezza
    Intanto mi colpisce il "Caro Mauro" inziale e il "meglio soli che male accompagnati" finale. Una contraddizione stridente che prima o poi dovrai sciogliere: o si e' cari o si e' male accompagnati. Ho il sospetto che questa discordanza faccia parte non della tua ideologia ma del tuo carattere, che ti porta ad alzare sempre di piu' l'asticella dello scontro, a dare giudizi sconsiderati e ripetitivi (come quello sulla sinistra madonnara che oramai e' diventato un mantra) in modo da portare il dialogo al punto di rottura, per dimostrare alla fine, religiosamente, che tu sei l'unico uomo di appurata fede comunista rimasto in questa regione, mentre gli altri sarebbero apostati, rinnegatori del proprio credo, madonnari etc. Il pomo della discordia, Luigi, e' proprio questo: tu non dialoghi, non sostieni le tue tesi con un ragionamento politico, non fai lo sforzo analitico di trarre un bilancio storico dagli eventi, non ti preoccupi di stabilire il livello di coscienza e il rapporto di forza reale tra le classi, tu hai un credo, anzi una credenza, e tutto il resto per te sono noccioline. Il manifesto numero due tu lo scriveresti in due battute: il capitalismo e il neoliberalismo sono' orribili ci vuole il il comunismo. Chi non e' comunista, come tu vuoi, cioe' come si esprime nella tua credenza, e' un madonnaro. Punto
    Questa storia mi ricorda lo scontro tra Tolemaici e copernicani. I tolemaici avevano dalla loro parte solo una credenza, per questo furono sconfitti. La pretesa piu' grande che ebbe Marx contro tutti i socialisti della credenza, da lui definiti socialisti utopisti, fu quella di stabilire su solide basi scientifiche e quindi analitiche, l'edificio di una possibile (la storia stabilira' se inevitabile) transizione al socialismo. Di questo conato, di questa passione analitica nei tuoi documenti non vi e' traccia. Mentre vi leggo solo scomuniche, espulsioni verbali contro tutti i dissidenti che non si attengono alla tua fede. Se non e' narcisismo questo, qual'e' il narcisismo?
    Concludo con un ultimo cenno allo stalinismo a cui hai rinviato aprendo una parentesi ("come se fosse un insulto"), perche' questo riferimento e' legato perfettamente al tuo narcisismo. Non aveva fatto Stalin della propria persona un culto spaventoso, osceno, repellente, facendo erigere statue e dando nomi a vie e citta', persino a premi letterari (ho scoperto da poco il premio Stalin del 1949 a Ilia Ehremburg) ancora vivente? Ebbene si ti confermo che sono tra quei "madonnari" che vedono nell'accusa di stalinismo un insulto. Per un comunista che fa dell'emancipazione sociale degli ultimi, della passione comunitaria il centro della propria prassi, il culto della personalita' e' un ossimoro, una contraddizione in termini. Ma se fosse solo per questo lo stalinismo potrebbe ancora considerarsi una corrente, seppur stonata e impazzita del comunismo. Cio' che invece ne fa un insulto, cioe' una modalita' dell'essere orribilmente degenerata e' il suo aspetto criminale sul piano etico-politico. Basti solo pensare che per lui non esistevano maggioranze e minoranze nel partito: esistevano solo i suoi ordini, e chi non li rispettava, persino chi era sospetto di non rispettarli, veniva fatto fuori con un colpo alla nuca.
    Per concludere caro Luigi (e come vedi il mio caro non e' accompagnato da meglio soli che male...) ti ringrazio comunque, nonostante i toni accessi del polemos, perche' le critiche sono sempre ben accette se fanno progredire la chiarificazione delle idee.

    Mauro

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  8. Ciao Mauro, è bello constatare che mentre mi accusi di doppiezza, perché ti apostrofato con il termine “caro” e poi concludere con “meglio soli che male accompagnati” ma, aldilà dello scontro tra copernicani e tolemaici e di chi ha prevalso (di cui non me ne frega un cazzo), osservo e rilevo che, forse tuo malgrado, commetti lo stesso “errore” ideologico o di carattere che mi rimbrotti. Difatti, dopo avermi accusato di tutto e di più, concludi la tua filippica sulla mia insensatezza e sciatteria narcisista politica e culturale, ringraziandomi per le mie critiche. Riguardo poi al fatto che nei miei commenti non vi sia traccia di una passione politica nella ricerca di come agire ed operare per una transizione al socialismo mi spiace per te ma l’unica transizione possibile e percorribile al socialismo per me può avvenire solo attraverso e tramite una violenta e repentina rottura sociale epocale e che non vi sia nessuna possibilità che questa possa avvenire o avvenga consensualmente in modo ordinato e non traumatico. In merito poi allo stalinismo da te ritenuto il male assoluto perché, oltre il culto della persona, esso è una modalità dell’essere orribilmente degradata dove non esistono maggioranze e minoranze nel partito, ma esistono soltanto gli ordini e il volere del capo a cui si deve sottostare altrimenti vi è la morte, nella mia lunga militanza politica ho incontrato e trovato questa peculiarità espressa con modalità apparentemente diverse e divergenti in tutte le altre chiese e in special modo tra i trotzko-stalinisti (e i madonnari ne sono un tipico esempio) dove vi è sempre il capo supremo e indiscutibile a cui tutto è permesso e dovuto e chiunque si oppone a lui e non si azzerbina diventa subito e di fatto il nemico da schiacciare ed eliminare, preferibilmente deridendolo e ridicolizzandolo e additandolo al pubblico lubidrio. In merito poi al fatto che mi rimproveri che io darei scomuniche, espulsioni verbali contro tutti i dissidenti che non si attengono alla mia fede, mentre ti riconosci nei madonnari , ti dico cerca anche tu, come sottintedi debba fare io, di fare pace col cervello ricordandoti che in politica, come nella vita, chi di spada ferisce di spada perisce.
    P.s. vedi Mauro, mi sono rivolto a te iniziando con “caro” perché io ti ritengo e considero un “amico” che stimo e rispetto ed ho concluso con “meglio solo che male accompagnato” nella costruzione di un rapporto di partecipazione e condivisione politica. Per me nei rapporti con gli altri vi sono due distinti livelli che vanno salvaguardati. Uno personale ed etico, l’altro politico e ideale in cui nessuno è aprioristicamente prevalente sull’altro in modo tale da condizionare o determinare i miei affetti e sentimenti come le mie scelte ideali e politiche.
    Con affetto Luigi

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  9. Caro Luigi
    rileggi attentamente i tuoi scritti e ti accorgerai che la spada che ferisce per primo e' quasi sempre la tua. Ma in politica e' sempre stato cosi'. Non mi meraviglio di nulla. Nella politica si concentrano tutte le qualita' dell'essere umano dalle piu' nobili alle piu' ignobili. Noi oggi discutiamo, a volte in pigiama ed in pantofole. Ma solo qualche decennio fa, sulle virgole, ci si ammazzava, come nel medioevo. Il crimine piu' subdolo commesso da Stalin contro gli oppositori non era tanto l'assassinio, ma il fatto che spesso li costringeva ad abiurare sotto il ricatto della deportazione o della tortura (compresa quella dei famigliari). Il fatto che ci siano ancora soggetti come i Carc o qualche residuato bellico maoista, che lo considerino un comunista, erede legittimo della tradizione di Marx ed Engels, ti da la misura di quale confusione si agita nelle teste degli ultimi "comunisti".
    Quanto alle tue spiegazioni circa la mia critica di superficialita', riconfermi i miei dubbi. Che ci vuole una rottura radicale e violenta per superare il capitalismo non ci piove. Ma accontentarsi di questa frase fatta non basta per colmare i limiti di visione, di strategia, di analisi, di volonta' che dominano nelle residuali schegge impazzite della sinistra post-rivoluzionaria. A volte mi ricordi quei giapponesi naufragati durante la seconda guerra mondiale in una isola del pacifico e ritrovati dopo 30 anni, nascosti nella foresta e convinti che la seconda guerra mondiale non era ancora finita.
    Con affetto e amicizia
    Mauro

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  10. Caro Mauro, hai ragione tu. Io, oltre ad essere un narcisista, individualista, dogmatico pantofolaio, sono anche un giapponese rinchiuso (non naufragato) in un’isola del Pacifico a cui non hanno ancora detto (dei dotti come i madonnari) che la guerra era terminata e che quindi non aveva più né senso né scopo il “difendere e proteggere l’isola”. Quindi, per terminarla qui vista la mia totale ed assoluta incapacità di comunicare e confrontarmi a “certi livelli”, prendo atto di quello che tu affermi e mi pongo in trepida attesa che tu e i tuoi amici, compagni … non so come definirvi …., compiate il miracolo di regalarmi quel “sogno” che da 56 anni ho cercato e tentato di costruire e realizzare: il comunismo. Nel frattempo, mentre continuerò cocciutamente e testardamente, anche sbagliando e anche in solitaria, visto che le masse le avete voi, a percorrere la “via” che ritengo non solo giusta ma l’unica possibile percorribile e con affetto ti auguro un buon lavoro e un totale successo rammentandoti però che senza “Dio” non c’è e non vi potrà mai essere e svilupparsi una “religione”.
    Il tuo amico Luigi

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                di Gabriele D'Annunzio