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sabato 30 maggio 2020


Il dibattito sulla transizione al socialismo tra Charles Bettelheim e Paul Sweezy





Alle fine degli anni 60, subito dopo l'invasione sovietica della Cecoslovacchia, si sviluppa in Europa e negli Usa, un interessante dibattito sulla transizione al socialismo che coinvolge questi due grandi pensatori marxisti. Pubblico questo illuminante e sintetico resoconto elaborato da Bollettino Culturale, perche' ci sono ancora molti "marxisti" o presunti tali, uno fra tutti il compianto filosofo Domenico Losurdo, che attribuiscono alla Cina una natura socialista, persino dopo le grandi riforme di Deng Xiao Ping. Che cosa e' il socialismo, cosa lo caratterizza di piu' lo sviluppo delle forze produttive o la natura dei rapporti di produzione? La letture di queste note contribuisce sicuramente a fare chiarezza sui dilemmi che agitano ancora le menti di chi lotta per il superamento del capitalismo e non si rassegna al presente nichilistico.


di Bollettino Culturale

Cecoslovacchia, capitalismo e socialismo - Paul Sweezy



Il dibattito inizia con una pubblicazione di Paul Sweezy sulla questione dell'invasione della Cecoslovacchia da parte dell’Unione Sovietica nell'agosto 1968.

sabato 16 maggio 2020


Derrida comunista


di Leo Essen

C’è lutto anche in politica. E ad essere in lutto non sono i comunisti che hanno creduto di aver perso, con il socialismo reale, anche il sogno di un comunismo possibile. La mente va a Althusser, al ricordo che ne offre Élisabeth Roudinesco, quando, parlando dell’amico scomparso, accosta il suo destino a quello di tutta una generazione di comunisti che, di fronte al disastro del socialismo reale, vedevano inabissarsi il loro ideale ed erano costretti a rinunciare all’impegno militante, con il risultato di sprofondare nella malinconia. Il lutto come ossessione, come un fantasma dell’ossessione, come idealizzazione e reificazione, e la malinconia, come memoria di una perdita, non possano essere confinati al socialismo reale.

domenica 19 aprile 2020

PERCHE' IL SOCIALISMO?
di Albert Einstein

Il 18 aprile scorso sono passati 65 anni dalla scomparsa di Albert Einstein. Il fisico tedesco e' a tutti noto per la sua geniale teoria della relativita'. E' meno noto invece, perche' volutamente occultato dal clero accademico, il suo credo politico che era dichiaratamente socialista e libertario. Io voglio ricordarlo con questo suo meraviglioso saggio del 1949, che sembra scritto da un Karl Marx del ventesimo secolo. In esso vibra la sua forte passione per la politica, il suo coraggioso interrogarsi sui destini dell'uomo, la sua appartenenza apertamente socialista, ma di un socialismo democratico e libertario che poco o nulla ha in comune con le esperienze coeve del Socialismo reale. Emerge una etica ed una consapevolezza profondi che fanno di Einstein non solo un grande scienziato ma anche un filosofo ed un politico di straordinaria fecondita'. Insomma un vero sapiente versatile, poliedrico  e persino temerario. Si capisce allora perche' fosse uomo indesiderato negli Stati Uniti e perche' l'FBI, in pieno maccartismo,  raccolse su di lui un fascicolo di 1427 pagine raccomandando che gli fosse impedito di emigrare negli Stati Uniti. In quel rapporto si sottolineava che " Einstein credeva, consigliava e insegnava una dottrina capace di permettere all'anarchia di progredire indisturbata e che portava ad un governo solo di nome". Inoltre aggiungeva  che il fisico tedesco "era stato membro e affiliato di 34 movimenti comunisti tra il 37 e il 54". La storia si inarichera' di dimostrare che erano accuse  esagerate e sostanzialmente false.

UNA BATTAGLIA DI CIVILTA’ PER LA VERITÀ di Maria Luce    Il nucleo epidemiologico comitato tecnico scientifico (CTS) che opera al servizio d...